I volti dei luoghi dell’accoglienza, l’esperienza dei soci Murgia Enjoy a Riace, Camini e Stignano

Facebooktwittergoogle_pluslinkedin

Di Leonardo Losito – Presidente Murgia Enjoy

 

Leggiamo sempre più spesso dei “luoghi dell’accoglienza” e, incuriositi da quanto letto, decidiamo di approfondire l’argomento visitando proprio quei luoghi nei quali porteremo il nostro piccolo contributo. Organizziamo così una specie di “mission umanitaria”, ideiamo uno specifico contest per proporre la mostra fotografica I sogni sono di tutti, prendiamo contatti con le varie Amministrazioni Comunali, le Pro Loco e le Cooperative, prepariamo la nostra attrezzatura per documentare i luoghi con il format Per le vie del borgo, compriamo giocattoli e beni per i profughi e con ben otto patrocini partiamo alla volta di Camini, Riace e Stignano.I circa quattrocento chilometri che separano Bari da Riace regalano interessanti vedute sia sul Tirreno che sullo Jonio oltre alla visuale di diversi paesi e città. Una Calabria che sembra pian piano essersi risvegliata con Cosenza e Catanzaro che ormai sembrano città all’avanguardia. Giungiamo a Camini, paese di circa ottocento abitanti, che ormai è ora di pranzo e, ad attenderci, troviamo proprio il primo cittadino, Giuseppe Alfarano,che, entusiasta della nostra presenza e compreso il fine del nostro impegno, ci chiede subito di dargli del tu e di chiamarlo Pino, così come lo conoscono tutti.Nei giorni a seguire lo troviamo instancabilmente presente ovunque in paese; è il Sindaco che al momento della proclamazione a Sindaco ha innalzato la fascia tricolore riferendo pubblicamente che quella fascia è di ogni cittadino. Insieme a lui il giovane Presidente della Cooperativa Jungi Mundu, Rosario Zurzolo, anch’esso onnipresente nella vita del paese. Dopo le presentazioni e qualche informazione sui luoghi, i due ci conducono nell’alloggio che rappresenterà la “base associativa” della nostra “mission”. Ci aspettiamo una specie di ostello o un ricovero spartano precedentemente utilizzato dai profughi e, invece, scopriamo il primo di tanti miracoli: due stanze ed un bagno con pietre a vista, travi in legno, frigo, aria condizionata, cabina doccia ed ogni confort. Ci viene spiegato che quell’alloggio è il frutto del lavoro degli extracomunitari impegnati in tutto il paese e che senza loro quelle due stanze, così come tanti altri immobili, sarebbero state destinate all’oblio del tempo così come siamo abituati a vedere in molti piccoli centri. Proponiamo la nostra mostra e, fra bambini ed adulti di ogni nazionalità,oltre alle autorità locali, in molti si fermano ad osservare quelle foto esposte. Alcuni apprezzano la foto di Bernice, figlia di Martin Luther King, altri l’immagine di un bambino con le braccia protese verso il cielo quasi a voler spiccare il volo verso la libertà, altri un vecchio tronco lavorato dall’acqua ed incastrato nella sabbia in riva al mare, altri ancora un cuore disegnato con petali di rose.

Due giovani assessori, con forte senso di campanilismo,ci raccontano della vita in paese e delle dinamiche locali mentre la piazza, antistante il Municipio, si anima con musica e karaoke nel punto di incontro di cittadini, profughi e volontari ed il bar Jungi Mundu inizia a servire cene e pizze. Parlare di un bar risulta molto riduttivo perché, in realtà, l’attività risulta il fulcro del paese dove avvengono scambi culturali e racconti entusiasmanti per i quali noi stessi restiamo affascinati. Gli anziani del paese si sentono rispettati e ben accolgono gli extracomunitari riconoscendo in alcuni di loro dei grandi lavoratori. Il più anziano di loro, esprimendosi in dialetto calabrese, ci dice: “Le bocche sono sorelle”, mentre un altro, con fierezza, dice: “Il sud si vede anche in questo”. Ci spostiamo con la nostra attrezzatura a Stignano dove a farci da guida è proprio il Sindaco, Francesco Candia,che, fin oltre l’ora di pranzo, ci dedica il suo tempo e che, con un invidiabile orgoglio e con una approfondita preparazione, ci racconta tutti i monumenti, compreso il Convento distante qualche chilometro dal paese. Con noi anche un giovanissimo e sempre sorridente profugo con il quale scambiamo qualche battuta e l’amicizia su Facebook. Ci racconta delle sue giornate, del suo desiderio di lavorare, di quanto, seppur appena maggiorenne, le esperienze vissute lo hanno portato a non poter vivere una vita da adolescente. Ci impegniamo subito a riferire della sua condizione ad un nostro socio che di lì a breve contatta il giovane per proporgli vitto, alloggio e alcune opportunità lavorative ad Altamura. Il Sindaco richiama la nostra attenzione sulla necessità di chiarire alcuni aspetti legati alla tanto discussa “moneta locale”. Ci precisa che in tutta la zona ai profughi vengono consegnati i soldi necessari al loro sostentamento sotto forma di banconote locali spendibili in tutte le attività commerciali presenti in zona. Ci spiega che senza questa moneta molti invierebbero questo denaro ai famigliari nei paesi di origine procacciandosi i beni di prima necessità in altro modo. Questo “stratagemma” permette anche la crescita economica del territorio perché queste banconote non possono essere scambiate né spese altrove. Prima di congedarsi il Sindaco ci regala qualche bottiglia del suo buon vino, un regalo prezioso che custodiamo a ricordo di una straordinaria accoglienza.

Raggiungiamo Riace dove a farci da “cicerone” troviamo Francesca Lazzaro, una preparatissima laureanda in Scienze dei Beni Culturali. Negli stretti vicoli del paese incontriamo gente di ogni nazionalità e diversi monumenti. Ad un tratto delle voci di festa attirano la nostra attenzione e, dopo qualche tortuoso vicolo, entriamo in un luogo di culto nel quale si tiene un’affollatissima cerimonia religiosa. Tanti, forse troppi per quel locale, cantano e osserviamo varie donne di colore con piccoli bimbi in spalla. Il rito ci affascina al punto che, nonostante l’estremo caldo, cerchiamo di documentare ogni momento. Riprendiamo il viaggio nei vicoli e, per terra, quasi ci stesse aspettando, troviamo un quaderno di un piccolo profugo che impara a scrivere i suoi temi. La curiosità è tanta e, quasi avessimo in mano un best-seller, sfogliamo ogni pagina e leggiamo i suoi racconti. Anche a Riace decidiamo di incontrare il Sindaco, Domenico Lucano, ormai noto per le scelte che lo hanno fatto diventare una delle quaranta persone più influenti al mondo e che recentemente è sulla cronaca di molti giornali. Entrati in Comune lo troviamo in riunione, la sua voce forte e decisa si sente negli uffici vicini. Gli rubiamo qualche attimo trovandolo di poche parole, comprensibilmente assorto da tanti pensieri. La permanenza in questi paesi vicinissimi alla costa ci consente di apprezzare litorali puliti ma poco affollati perché, a nostro avviso, quelle spiagge meriterebbero molti più turisti. Pochi chilometri consentono di visitare varie attrattive fra cui il castello di San Fili. Si tratta di una vera e propria base militare del XVII° secolo posta in cima ad una collina. Ci soffermiamo ad osservare un’incantevole scalinata, il panorama dal tetto, le feritoie, le postazioni di avvistamento, gli ampi locali. Il vento ed il panorama sulla costa ci invitano a fermarci per documentare opportunamente questo capolavoro abbandonato ed in lento degrado quasi che il lavoro per costruirlo non fosse stato mai stato apprezzato.

L’accoglienza, la bellezza dei luoghi e l’interesse per i racconti dei profughi ci invogliano a trascorrere qualche altro giorno focalizzando l’attenzione su quanto possiamo imparare da chi ha dovuto lasciare la sua terra. Rientriamo, quindi, a Camini dove il trascorrere del tempo è scandito dal rumore dei flessibili e dei martelli pneumatici che, nelle mani dei maestri locali, dei profughi e degli extracomunitari, danno nuova vita alle case del centro altrimenti destinate all’abbandono e dal continuo rumore delle ruote dei trolley dei tanti volontari che si danno il cambio. Nella piazza del paese troviamo di buon mattino i volontari a far colazione. Varie le età e tantissime le nazioni di provenienza. Ad accomunarli sembra esserci solo la lingua inglese ed il desiderio di rendere il loro tempo utile e produttivo. Americani, cinesi, finlandesi e volontari di tutto il mondo vengono incessantemente seguiti dalle dottoresse Maria Stella Tassone e dalla danese Sarah Scott Ford, referenti di“Projects Abroad”, società di volontariato internazionale ai quali molti si sono rivolti per aiutare, crescere e viaggiare. La responsabile Maria Stella Tassone, nata e cresciuta proprio in questi luoghi, ci accompagna nei vari laboratori sparsi nel paese e ci racconta che dopo il periodo di studi a Chieti, senza questa opportunità lavorativa, quasi certamente sarebbe stata costretta a spostarsi al nord o all’estero per lavorare. Visitiamo la biblioteca e i laboratori di arte, di ceramica, di pittura, di falegnameria, di scultura, di taglio e cucito nei quali i profughi possono esprimere la propria creatività ed imparare a lavorare vari materiali. Ogni laboratorio ha un docente preparato e sempre disponibile. Non mancano in paese un’ampia ludoteca ed il guardaroba con vestiti e scarpe a disposizione di tutti. Fra i tantissimi profughi ci fermiamo a conoscere due bambine di origine siriana che ci aiutano a colloquiare con il padre. Si, perché in questi luoghi i piccoli fanno da interpreti ai genitori che hanno maggiore difficoltà ad imparare la lingua italiana. Veniamo distratti dalla presenza di un ragazzino che non potrà avere più di dieci anni e qui conosce e parla ben sei lingue. Riprendiamo la conoscenza di Mohamed che con qualche parola in italiano ma, soprattutto, con l’aiuto delle figlie, inizia a raccontarci la sua storia mentre i suoi occhi diventano sempre più lucidi. Ha una quarantina di anni ed in Siria è stato colpito dalle schegge di una bomba alla schiena, è padre di quattro figlie ed ha dovuto subire due interventi che non gli hanno risolto il problema dei continui dolori che avverte. Il suo progetto, ci racconta, è giunto al termine e fra pochi mesi dovrà lasciare l’alloggio nel quale vive e che ci invita a visitare. Conosciamo la moglie che, dopo aver coperto il capo, si presenta a noi e ci offre da bere.

Qualche giocattolo nelle mani delle bimbe regalano un sorriso e qualche capo d’abbigliamento per le bimbe sembra essere più apprezzato dei giocattoli mostrando una maturità insolita in bambini di pochi anni. Ci mostra con orgoglio il Corano, alcune frasi sui muri di un ambiente dedicato alla preghiera ed inizia a leggere il Corano per noi. La piazza, nel frattempo, si popola per la cena mentre il peso della calda giornata si legge in ogni volto. Ci invitano a giocare a scopa ad un tavolo dove grazie all’inglese riusciamo a colloquiare con gli altri giocatori. Al termine della partita, quando nella piazza si può godere il fresco ed ammirare l’invidiabile panorama che arriva al mare, ci invitano ad osservare un particolare“narghilè” offrendoci la possibilità di provarlo. Ci soffermiamo a conoscere un altro siriano, anche lui si chiama Mohamed, ha meno di trent’anni ed è giunto in Italia con la sua famiglia e con genitori e suoceri. È un bravissimo piastrellista, sul suo smartphone ci mostra i suoi lavorieseguiti in Siria ed oggi vive con la giovanissima moglie e i due suoi piccoli figli. Insiste perché accettiamo il suo invito a visitare la sua casa nella quale ci racconta di aver effettuato alcuni interventi. Accettiamo l’invito per la mattina successiva e, in tarda mattinata, ci attende in piazza. Ci conduce in casa dove conosciamo la moglie, poco più che ragazzina; ha il capo coperto e, solo ad una socia, mostra una sua fotografia con la sua bellissima capigliatura sciolta. Ci offrono del tè ed insistono per ospitarci a pranzo e farci assaporare alcune pietanze tipiche. Lei cura la casa ed i bambini, lui si occupa della cucina. Ci mostra come prepara l’impasto per il pane ecome lo cucina direttamente sulla fiamma. Lo condisce con una salsa speziata e lo serve ancora caldo e croccante. Purtroppo è tempo di partire. Raccogliamo i nostri bagagli, saldiamo i conti, custodiamo gelosamente le memorie fotografiche con migliaia di scatti, i nostri appunti, una rubrica piena di contatti ed iniziamo a salutare tutti. Seppur sera, troviamo il Sindaco ed alcuni assessori impegnati in giunta, ma la nostra presenza sembra avere la priorità su ogni altra cosa.Consegniamo qualche altro giocattolo e capo di abbigliamento portato con noi; uno dei soci, che non ha potuto seguirci, ci autorizza ad omaggiare qualcuna delle sue fotografie portate in mostra e, con grande dispiacere, abbracciamo tutti nella speranza che il nostro vissuto, riportato nella nostra documentazione, possa realmente far riflettere perché queste realtà non possono soccombere. Riteniamo di aver portato a termine il nostro scopo: accendere i riflettori su una realtà che rischia di essere compromessa dalle possibili derive razziste delle odierne politiche italiane. A distanza di qualche mese, sgomenti, leggiamo dell’atto intimidatorio ai danni del Sindaco di Camini e dell’arresto del Sindaco di Riace, quest’ultima notizia, sulla quale molti scrivono, ci sembra dettata da chi questi luoghi non li ha mai conosciuti e non conosce la realtà.

Link album fotografico “I volti dei luoghi dell’accoglienza…con Murgia Enjoy”: https://www.facebook.com/leonardo.losito.77/media_set?set=a.10215423382490294&type=3

 

 

91 Visite totali, 0 visite odierne

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Aggiungi commento

Be the First to Comment!

Notify of
avatar
wpDiscuz