Intervista ad Elisa Pucci, in arte Mille: “La passione per la musica si evolve insieme a me e a quello che vivo, nel bene e nel male”

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L’uscita del secondo singolo della cantautrice Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, La vita le cose, dopo l’esordio da solista con Animali, ha rappresentato l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con l’artista, ripercorrendo le tappe salienti di una carriera all’insegna della musica e altro, come potete leggere nell’intervista qui di seguito.  

Ciao Elisa e benvenuta su “La zattera del pensiero”, grazie per la disponibilità. Dalla partecipazione allo Zecchino d’Oro con una canzone scritta da Memo Remigi alla fondazione della band Moseek, di cui sei stata autrice delle canzoni, fino ad arrivare al tuo singolo d’esordio, Animali, cui ha fatto seguito il recente La vita le cose. Come  e quando nasce in te la passione per la musica e come si è concretizzata ed evoluta negli anni?

Elisa Pucci, in arte Mille

“La passione per la musica si consolida a 8 anni con una firma falsa, quella per partecipare allo Zecchino d’Oro, la faccia tosta di riprodurre la firma di mio padre che non aveva capito quanto fosse delineato il mio desiderio di cantare, ha tracciato un percorso, fatto di una miriade di concerti in lungo e largo per lo stivale, fatto di canzoni che ho scritto con la prima chitarra scordata di nascosto. Si evolve insieme a me e a quello che vivo, nel bene e nel male”.

Dimenticavo il tuo  nome d’arte, Mille. Ti va di spiegarne ai lettori l’origine?

 “Nadia attenzione, sta arrivando la spedizione dei Mille” gridava mio padre quando vedeva che spostavo anche i mobili per usarli come scenografie dei miei spettacolini in sala da pranzo. Anche “mamma li turchi” gridava, ma ancora oggi mi chiama “Garibaldina de casa”, e quella parola sento che mi è sempre appartenuta. Dovevo solo accorgermene”.

Ascoltando sia Animali che La vita le cose credo di aver notato una certa continuità fra i due brani, non so sei d’accordo. Nel primo descrivi una certa istintualità insita nell’essere umano, il suo adagiarsi nell’abitualità quotidiana e il faticare un po’ a trovare il senso dei propri comportamenti o atteggiamenti, mentre nel secondo vi è l’accettazione di questa ritualità giornaliera, dove ogni singolo gesto ha la sua importanza nel conferire un minimo di felicità o almeno qualcosa che vi assomigli…

“Qualcosa che assomigli alla felicità”, credo che quello che scrivo abbia a che fare con questo, sia per Animali che per La Vita le Cose, è quello il motore. La geografia dei sentimenti cambia insieme alla geografia del corpo, perché se in Animali io sono chiusa in casa, ne LVLC io quella casa la lascio. La continuità me la mette sul palmo della mano lo scorrere del tempo e il filtro che uso per viverlo”.

Una tua considerazione sul panorama musicale odierno e cosa consiglieresti a quanti intendano avvicinarsi al mondo della musica, come autori o interpreti.

“Ci affacciamo su un panorama fatto di orecchie pronte all’ascolto, mi piace pensare che sia doveroso rispettare quest’apertura mettendo a disposizione la propria assoluta verità senza trucchi, senza manomissioni”.

“Domandona” finale, i tuoi progetti per il futuro, continuerai la tua attività di solista, riprenderai quella nell’ambito della band Moseek o magari entrambe le cose?

“Il progetto Moseek è parallelo a quello solista, io e Davide, (il batterista della band col quale suonerò anche nel tour di Mille), abbiamo lavorato alle nuove cose, ma non abbiamo schedulato release. La vita le cose è il secondo capitolo di un lungo racconto fatto di canzoni e nel futuro desidero godermi tutto quello che di buono arriverà, e soprattutto mi impegno ogni giorno affinché questo avvenga”.

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