La compagnia teatrale “Confine Incerto” con “Lamagara” selezionata al “Roma Fringe Festival”

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La compagnia teatrale Confine Incerto è stata selezionata per partecipare alla terza edizione del Roma Fringe Festival con il Progetto Lamagara,  un monologo scritto, insieme ad Emilio Suraci, adattato ed interpretato da Emanuela Bianchi,  che andrà in scena il 30 giugno alle 20.30, l’1 luglio alle 23.30 e il 3 luglio alle 22.00 (Palco C, Villa Mercede, Via Tiburtina 113, Zona San Lorenzo). Confine Incerto nasce a Catanzaro nella primavera del 2004 come associazione culturale senza fini di lucro, con l’obiettivo di portare avanti l’idea di un teatro interattivo e itinerante, fuori dagli spazi convenzionali e aperto alla sperimentazione di nuovi linguaggi attraverso performance contestuali, studiate ed elaborate per precisi luoghi e/o opere.

 

 A partire dal 2007 comincia ad approfondire la ricerca di landesteather e la performance elastica, oltre alla sperimentazione del teatro -danza ideato da Marta Ruìz (Adra DanzaBogotà), basato sullo studio di elastici in movimento, disciplina che le attrici di Confine Incerto hanno perfezionato studiando l’armonia del corpo nei suoi spazi;  tale relazione tra linguaggi ha dato vita ad un’ attività teatrale che nel corso degli anni si è definitivamente caratterizzata nel portare in scena spettacoli originali e potentemente simbolici e anche Lamagara si fa portavoce di un teatro contemporaneo antropologico e sensoriale, legato ai valori della narrazione e della memoria storica e culturale.

 

 Calabria, 1769. Cecilia Faragò è l’ultima fattucchiera processata per stregoneria nel Regno di Napoli, processi che grazie a lei e alla sua battaglia non saranno più celebrati in tutto il sud. Con lei muoiono i segreti della terra in un luogo del mondo in cui la terra è potere. Chi è la magàra Cecilia? Fata o strega, lucifera, portatrice del sole o della luna, donna infine e prima di tutto. Che si appropria della forza tellurica dal ventre del mondo e ne fa decotto di erbe, credenza, maleficio.  Lamagara è la donna che pensa, che guarda troppo avanti,che sospetta, che non crede a niente. La strega a cui il mondo chiede di nascondere le sue ipocrisie,per poi lapidarla per le sue stesse colpe. Una microstoria che si affaccia dal passato, un urlo di redenzione da quel mondo di storie disperse che formano la memoria negata del genere femminile.

 

 Profetessa dell’uguaglianza e donna irregolare di un Mediterraneo arcaico, viscerale, erotico, fatto di magismo, superstizione e divinazione, domina la natura aspra della terra, dei suoi frutti , dell’acqua, del fuoco. Vengono messi  in scena i luoghi eterni della generazione e dell’eros, della diffusività maternale di vita, morte e reificazione in corpore feminae. Non un semplice monologo, ma un’interazione di voci della storia, sommerse nell’oblio di un presunto peccato, che si elevano, con il personaggio di Cecilia, verso la luce, a smascherare il doppio volto della verità dell’uomo, le pieghe della sua quotidiana magia. Un linguaggio denso e terrestre come humus, impastato di un materiale verbale pieno e screziato dove il corpo è utilizzato come strumento della narrazione che coinvolge lo spettatore in una esperienza sensoriale potente, poetica e parossistica. Lo sguardo di Emanuela Bianchi diventa parola, genesi, riscatto di una verità selvaggia, processata dalla storia.

 

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Emanuela Bianchi

Emanuela Bianchi (Catanzaro, 1976) è un’attrice e sceneggiatrice teatrale che ha fatto del teatro la sua passione di sempre. Dopo una laurea in Sociologia ad indirizzo antropologico, infatti, ha frequentato a Roma laboratori di teatro con Enrique Vargas, regista e sperimentatore, fondatore del Teatro del Los Sentidos, al cui interno ha sviluppato un linguaggio performativo che la accompagnerà in tutto il suo percorso artistico, specializzandosi in teatro interattivo, sensoriale, dell’azione fisica e studiando drammaturgia, recitazione e impostazione vocale, impostazione ritmica, teatro danza, costruzione scenica. Specializzazioni che perfezionerà grazie agli anni di lavoro sperimentale a fianco di personaggi chiave del teatro contemporaneo come il regista e sociologo Paolo Vignolo (Ecole des hautes ètudes en sciences sociales) e la danzatrice coreografa Marta Ruìz (Adra Danza, Colombia). In seguito alla frequentazione del laboratorio condotto dall’Associazione Residui Teatro di Roma, l’attrice  dal movimento del corpo passa allo studio della luce, con ricerche sulla drammaturgia dello spazio, la presenza scenica della voce e del canto, sui mutamenti di stato corporei e la gestione emotiva, sulla percezione individuale del luogo.

 

 Attraverso una serie di workshop sia in Calabria che nella capitale perfeziona anche le competenze tecniche di scena come fonico di ripresa e di missaggio per l’audiovisivo, mentre la sua carriera prosegue sulla strada del teatro danza con Marta Ruìz e con lo studio della ritmica e della musica applicata al teatro. Grazie alla professionalità acquisita, Emanuela Bianchi diventa presto animatrice culturale del territorio calabrese, progettando laboratori volti all’approfondimento professionale di tecniche teatrali e collaborando con molte associazioni culturali e sociali come il Centro Calabrese di Solidarietà, Meristema, Edizione straordinaria, Officina teatrale e Scenari visibili. A questa consolidata esperienza si aggiunge l’insegnamento ai non professionisti del settore, il coordinamento di numerosi progetti europei per l’insegnamento delle tecniche di recitazione, dizione, teatro-danza, lettura creati va e teatrale, comunicazione integrata sia presso centri giovanili che istituti didattici oltre a un corso di formazione teatrale per insegnanti.

 

 Nel 2004 fonda l’Associazione culturale Confine incerto, della quale è direttore artistico e che ha portato in scena numerosi spettacoli. La sua attività di regista ha dato vita a lavori come Infiniti ritorni: Alvaro racconta, spettacolo itinerante presentato al complesso monumentale di San Giovanni di Catanzaro, e Invisibili, spettacolo ispirato  all’ Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Coordinatrice teatrale di centri di animazione culturale come il Caffè delle Arti di Catanzaro presso il Centro Polivalente per i Giovani, la sua sperimentazione si proietta verso la continua ricerca nella comunicazione teatrale intesa in tutti i suoi aspetti : dalla capacità di costruire un’armonia tra il corpo e lo spazio al potere della voce, della musica e del movimento per l’equilibrio della persona, all’importanza sociale, storica e antropologica dell’insegnamento e della lettura teatrale.  È solo di qualche anno fa (2010) il coordinamento di un progetto di teatro terapia di forte impatto sociale presso la Casa circondariale di Vibo Valentia, iniziati va intrapresa a seguito del progetto di teatro terapia TRU (teatro rivoluzione umana). Lamagara è la sua più recente performance.

 

 (Estratto dall’articolo pubblicato sul blog Sunset Boulevard in data 05/06/2014)

 

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