“Prima che la notte”, su Rai Uno mercoledì 23 maggio il film di Daniele Vicari dedicato alla figura di Pippo Fava, con Fabrizio Gifuni e Manuela Ventura

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(MyMovies)

Prima che la notte, film per la televisione diretto da Daniele Vicari (Diaz-Don’t Clean Up This Blood, Sole cuore amore), andrà in onda in prima visione su Rai Uno mercoledì 23 maggio (in prima serata) in occasione de La giornata della legalitò, dopo essere stato presentato in anteprima al BIF&ST Festival del Cinema di Bari (venerdì 27 aprile): la storia di Pippo Fava (interpretato da Fabrizio Gifuni) riporta la grande tradizione del cinema italiano “di denuncia” sulla prima rete Rai. Il ricordo di un personaggio carismatico e complesso perché sempre controcorrente e indomito, che sposò la causa della ricerca e del racconto pubblico della verità fino alle sue estreme conseguenze. La storia straordinaria di un uomo che ha saputo costruire il futuro nonostante tutto.“La questione della libertà di stampa è tornata con urgenza al centro del dibattito pubblico e con essa la necessità del giornalista di svincolarsi da condizionamenti sempre più potenti e pervasivi. È per questo che la vicenda umana e professionale di Pippo Fava, che intorno al giornale da lui fondato, I Siciliani, ha formato una nuova generazione di giornalisti, mi è parsa esemplare e commovente, in grado di disegnare una prospettiva e un futuro. Cose di cui oggi più che mai abbiamo bisogno”, ha dichiarato  Daniele Vicari. Scritto da Claudio Fava, Michele Gambino, Monica Zapelli, Daniele Vicari, tratto dall’omonima opera letteraria di Claudio Fava e Michele Gambino (Baldini & Castoldi), prodotto da Fulvio e Paola Lucisano, Prima che la notte vede accanto a Fabrizio Gifuni, Dario Aita nei panni del figlio figlio Claudio, Lorenza Indovina, David Coco, Fabrizio Ferracane, Barbara Giordano, Carlo Calderone, Federico Brugnone, Simone Corbisiero, Selene Caramazza, Beniamino Marcone, Davide Giordano, Roberta Rigano, Manuela Ventura, Gaetano Aronica, Aurora Quattrocchi. Manuela Ventura interpreta il ruolo di Cettina Centamore, assunta da Fava inizialmente al Giornale del Sud, come correttrice di bozze, si occupò poi di  vari incarichi tecnici e giornalistici, iniziando a lavorare a stretto contatto col direttore. Nella redazione de I Siciliani si occupò della fotocomposizione e della gestione tecnica come collegamento tra redattori e tipografi, svolgendo anche il delicato ruolo di amministratrice della nuova cooperativa.

Manuela Ventura (©Luca Guarneri)

“Desideravo essere dentro questo racconto- ha dichiarato la Ventura-ancor di più perché è un grande racconto corale. Ho fatto quello che in quegli anni, poiché ero piccola, non avevo potuto fare, partecipare, esserci, sentire.E’ stato come ripercorrere, da una posizione più di ascolto che di azione,un momento che ha segnato, scosso, animato la mia città. E’ stata un’esperienza molto intensa, direi proprio necessaria. Credo che, come me, in molti abbiano atteso questo racconto e finalmente questo film è arrivato. Penso che il modo in cui ci si è approcciati al progetto, dalla regia alla sceneggiatura, fino all’interpretazione, possa restituire una parte che mancava, un modo per parlare della Catania di quel tempo, che non ci credeva a quei fatti, non se li diceva, non li voleva vedere. Penso che questo film riconsegni, almeno a me, perlomeno è quello di cui soprattutto sento il bisogno, la voglia di riappropriarmi di quell’amore e gioia di vivere che ha sempre indossato Fava che, come dice assai bene il regista, non ha perso perché è riuscito a costruire il futuro, e in molti qui in città lo sentiamo come un richiamo. Ritrovarmi su un set diretta da Daniele Vicari con la profondità e l’autenticità del suo sguardo, essere insieme ad un cast eccezionale che ha lavorato con grande passione e vitalità, primo fra tutti uno straordinario Fabrizio Gifuni, è stata un’occasione per raccontare una storia che parla di libertà, utopie, ricerca della verità,un’occasione per ritrovare le parole di un uomo come Pippo Fava, piene di vita e di anima, la sua intelligenza eclettica, il suo essere un uomo complesso certo, un  giornalista scomodo e coraggioso ma insieme poeta, scrittore, pittore, drammaturgo, un artista, osservatore profondo  della realtà, un ricercatore dell’umano.Si racconta dunque di questo proposito, un progetto di lavoro, creare un giornale prima e una rivista poi, una redazione, un’idea editoriale, un luogo dove imparare il mestiere, ma anche di più, un posto dove riconoscersi, trovare uno spazio per la propria voce, per provare ad alzare il velo senza paure”.

(foto Natale De Fino)

“Tutto questo Fava- prosegue Ventura- ha scelto di realizzarlo insieme ad un gruppo di ragazzi , i suoi carusi, pieni di voglia di scrivere e di approfondire con i propri occhi  temi e questioni che spesso venivano negati dall’informazione siciliana, basti pensare che, con grande incredulità per quel tempo, si cominciòa parlare più apertamente di mafia anche a Catania, cosa fino a quel momento ritenuta inverosimile. Nel nucleo fondante di quella squadra c’erano Claudio Fava, Miki Gambino, Antonio Roccuzzo, Elena Brancati, Giusy, Rosario Lanza, Cettina Centamore, Giovanni Iozzia, Nello Pappalardo, Giovanna Quasimodo, Fabio Tracuzzi e Lillo Venezia, Giuliana Rasera, Graziella Proto e altri collaboratori. Con questi ragazzi, Pippo Fava ha dato inizio ad una nuova avventura, che ha segnato il suo rientro a Catania, dopo anni di lontananza. Fu per tutti un maestro di vita e di giornalismo che ha lasciato in ognuno un’impronta fortissima, come il valore dell’autonomia e della libertà, il saper raccontare le storie cercando di tirare fuori gli aspetti più umani.  Ma i suoi erano insegnamenti tutt’altro che formali, si discuteva animatamente, ritrovandosi anche al bar, tra un caffè e una granita, ci si rinfrescava le idee al mare, si rideva, si rischiava insieme. Un’esperienza straordinaria fu quella, ancora oggi viva e presente, la certezza l’ho trovata anche nelle parole della vera Cettina Centamore che ho avuto il piacere di conoscere. Poi, il lavoro accurato fatto dal regista con tutti noi attori, attraverso un’importante fase di preparazione, è stato fondamentale per restituire anche il grande affiatamento, la passione, il clima di allegria e difiducia di quella redazione giornalistica catanese, sentire provare Fabrizio Gifuni mentre ripeteva gli editoriali di Fava è stato come essere a teatro , è stato uno scambio dal vivo, commovente e al tempo stesso una carica di  energia.  E’ questo ciò che credo colpisca soprattutto di questo film, lo slancio vitale, l’ardore, la disposizione così poetica e umana verso la vita che ha sempre, fino alla fine, coltivato in se e con gli altri Giuseppe Fava”.

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