Trieste, “Il Mediterraneo contemporaneo tra ambiente, storia e mito”: riflessioni su ciò che siamo stati e quello che ora siamo, coltivando la speranza di un futuro migliore

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Antico Caffè San Marco di Trieste

Lo scorso 18 ottobre all’Antico Caffè San Marco di Trieste, si è svolto un incontro, in collaborazione con il Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste e l’Associazione Culturale Tina Modotti, incentrato sul tema  Il Mediterraneo contemporaneo tra ambiente, storia e mito, che ha visto succedersi gli interventi di Caterina Condoluci, scrittrice, Gianluca Paciucci, presidente dell’Associazione Culturale Tina Modotti di Trieste e di Andrea Wehrenfennig, presidente del Circolo Verdeazzurro Legambiente Trieste. Fonte d’ispirazione per l’incontro è stata la pubblicazione FuturaMente. Conversazione su presente e futuro di società, città, ecosistema (Bertoni Editore), saggio curato da Caterina Condoluci, con il contributo di Francesco Altan, Gemma Bracco, Daniela Buranello, Monica Carmen, Maria Frega, Maurizio Pallante, Maria Pia Tucci e del citato Wehrenfennig: le loro relazioni all’interno del volume affrontano diverse tematiche, fra le principali l’urgenza relativa all’inquinamento ambientale e quella non meno pressante riguardante la decadenza dei valori all’interno della società, cercando d’individuare al riguardo la concreta possibilità di porvi opportuno rimedio. Caterina Condoluci, dopo aver presentato FuturaMente, ha avviato una conversazione, Il mito ci salverà?, intesa ad illustrare l’attualità di determinati miti, per esempio quello della caverna elaborato da Platone (“non è facile accettare la realtà quando si è abituati a conoscerne  una falsa”) o di Odisseo vagante per i mari salvato da Nausicaa, che lo accoglie senza sapere chi esso sia, prospettando quindi attraverso la loro proposizione non una soluzione per un miglior stile di vita, bensì l’offerta di un’occasione per riflettere, pensare di più, rappresentando essi la nostra memoria, la nostra Storia, la nostra identità, fornendoci dunque una bussola per orientarci all’interno di una società ormai astorica, che, ha concluso la scrittrice, sembra collocarsi fuori del tempo stesso.

Andrea Wehrenfennig, Caterina Condoluci, Gianluca Paciucci

Andrea Wehrenfennig, avviando l’intervento I rifiuti di plastica in mare: una delle principali minacce per il futuro del mare e del pianeta, ha sottolineato i rischi dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo, a partire dalla perdita della biodiversità dovuta all’accumulo dei rifiuti plastici, da 4 a 10 milioni di tonnellate stimati, l’ottanta per cento proveniente dalle attività terrestri, il venti per cento da quelle in mare. Di questi rifiuti, il cinque per cento va  depositarsi sulla riva, l’uno per cento resta in superficie, più del novanta per cento precipita nei fondali, finendo con l’entrare a far parte anche del circuito alimentare, creando una vera e propria “plastisfera”, un inedito ecosistema marino (le plastiche vengono gradualmente ricoperti di batteri, alghe) le cui conseguenze sono ormai sotto gli occhi di tutti. La soluzione, ha suggerito Wehrenfennig, certo rinvenibile nelle già avviate pratiche volte all’uso dei polimeri biodegradabili e della raccolta differenziata, sarebbe da individuare nella prevenzione, ovvero passare dalla pratica dell’usa e getta all’economia circolare, riutilizzare le materie prime, avviando una campagna di informazione e sensibilizzazione al riguardo. Gianluca Paciucci, Il Mediterraneo nascosto. Crisi politica e possibili rinascite nel mare tra le terre, ha citato, fra l’altro, Fernand Braudel per rimarcare come il Mediterraneo possa considerarsi non tanto un singolo mare, bensì un insieme di mari, vari punti d’approdo per varie civiltà, destinati a costituire un’ unica zona d’attracco, ovvero un centro d’incontro tra diverse culture, amalgamate l’una all’altra, in nome di quell’antico dialogo tra popoli cui oggi si contrappone l’innalzamento di nuove barriere, spegnendo il lume della speranza acceso dopo il crollo del Muro di Berlino e che occorrerebbe riaccendere per dare senso ad un progresso che, al di là della materialità, possa comportare soprattutto un mutamento valoriale.

Nella considerazione complessiva degli interventi, qui riassunti nella loro essenzialità contenutistica,  è emerso dunque cosa si debba cambiare all’interno di quella che appare come un’aurea immutabilità: contro i muri dell’indifferenza e della spesso prevenuta diffidenza nei confronti dell’ “altro”, del “diverso” occorre mettere in campo una vera e propria forma di resistenza, intesa a prendere una posizione, in particolare su quale sia la nostra vera natura nel domandarci se si abbia ancora la capacità, e la volontà, d’immedesimarci nel prossimo, che poi non è altro che la proiezione di sé; ugualmente può scriversi riguardo la problematica ambientale, occorre salvaguardare un vicendevole scambio di attività fra il Creato e l’uomo, rimandando dunque l’auspicabile manifestazione di un rapporto primigenio che si rivelerà gradualmente quanto mai necessario nei riguardi di un’umanità materialmente progredita ma non concretamente evoluta; la Terra ha certo bisogno dell’uomo, dell’essere umano, ma mai quanto quest’ultimo, pur non rendendosene propriamente conto, abbia bisogno della Terra per riscoprire la propria vera essenza, atta quest’ultima a plasmarsi definitivamente all’interno di una Natura non più matrigna, incline ad ergersi a  simbolo di una proficua modernità, che però renda ancora percepibile nel nostro animo qualcosa di profondo e dimenticato, il nostro sentore ancestrale più misterioso e appassionante; è necessario un legame paritario fra uomo e Natura: quando l’uno tende a prevaricare sull’altra inevitabilmente andrà a frantumarsi l’armonia creazionale originaria, mentre un auspicabile congiungimento, con reciproca accettazione, non potrà che generare qualcosa di nuovo, il quale a sua volta seguirà il proprio corso esistenziale, in nome del recupero della nostra perduta identità e del nostro fragile equilibrio, esprimendo la necessità di trovare una profonda verità in qualsiasi gesto della quotidiana esistenza, anche il più semplice o banale, per riuscire, finalmente, a conferirgli il vero significato.

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