“Turn of the Century”: le poesie di Claudio Sottocornola tradotte in inglese

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Claudio Sottocornola arriva sul mercato di lingua inglese con Turn of the Century: la ricercatrice americana Luisa del Pilar Massey, di origine texana e lettrice madrelingua nei licei bergamaschi, ha curato una traduzione fedele e attenta, sensibile e avvincente delle poesie del filosofo del pop, da anni impegnato in una capillare opera di rilettura del contemporaneo alla luce di poliedrici strumenti espressivi, come musica, poesie e immagini. Ora la prestigiosa rivista internazionale Contemporary Literary Horizons omaggia il filosofo, poeta, musicologo e performer italiano pubblicandone le liriche in inglese, con versione italiana a latere (dopo le precedenti traduzioni in spagnolo, rumeno e francese) per la sua Bibliotheca Universalis (Edizioni PIM), che include autori di ogni parte del mondo nella collana Aula Magna. La traduzione predilige una declinazione americana della lingua inglese, voluta dall’autore per evidenti ragioni affettive (ha vissuto e studiato negli Stati Uniti), che si confà perfettamente alla natura on the road di molte poesie di Sottocornola, le quali spaziano dalla metà degli anni ’70 al nuovo millennio,  così da tratteggiare gli scenari di una Fin de siècle (titolo della silloge originale, uscita nel 2015) che si spinge sino ai nostri giorni, fra eco del post ’68, pensiero debole e crollo delle ideologie, fenomeni migratori e ricerca di senso nell’età della crisi globale. Turn of the Century propone 35 poesie scelte di Sottocornola, nella duplice versione italiana e inglese, un’introduzione critica di Daniel Dragomirescu (scrittore ed editor rumeno) e un profilo culturale di Sottocornola in italiano e inglese, insieme a una bibliografia completa delle opere.

“Ho voluto inserire, rispetto alle precedenti edizioni in altre lingue, due poesie americane, Born in the Usa e Presidenziali, ambedue del 1991, che costituiscono una sorta di omaggio ad uno dei miei mythos fondativi di sempre, l’America, il luogo del mito, coltivato nell’infanzia e oltre, che, ad un certo punto della mia vita, diviene realtà, quando nel 1975, vinco una borsa di studio per trascorrere un anno di scuola e vita familiare negli States, in tempi in cui erano ancora un continente lontano, da cui però provenivano tutte le mode e i cambiamenti del costume, che ci avrebbero poi trasformati radicalmente; nella prima poesia inanello tutti gli ingredienti del mio mito americano: dalle autostrade ai McDonald’s, dai paesaggi incontaminati del New England ai carrelli della spesa nei supermercati anni ’70, da Happy Days alle streghe di Halloween, dagli school bus ai campi di football, dalla AFS alla neve del Connecticut e alla Coca Cola.Nella seconda, invece, rivisito in chiave archetipica tutti i luoghi comuni sull’America, e li amplifico sino a renderli maschera e feticcio di un mondo incantato che mi affascina: Marylin e il Far West, New York e i Motel di frontiera, Kennedy e Newman, Julie London e le città fantasma, i grandi cieli e i campi di mais. Alla fine, quindi, questa nuova traduzione americana mi permette di esprimere davvero una parte di me, che era rimasta sullo sfondo e qui, grazie anche a queste due liriche, emerge con più forza. Ecco, se la storica espressione di fin de siècle,mi è servita nelle traduzioni delle mie poesie dal 1974 al 2008, per esprimere una crisi di civiltà, che la mia scrittura vorrebbe evocare, attraverso atmosfere oniriche, non-sense e correlativi oggettivi enigmatici, malinconia e senso della fine imminente di un mondo, le poesie americane introducono un elemento di energia primigenia e incontaminata, che sembra suggerire un possibile esito alla crisi nel recupero di una vitalità autentica  e primordiale”.

Claudio Sottocornola

Non a caso, l’ultima fatica di Claudio Sottocornola, Saggi Pop (Marna, 2018, pp. 592), è una sorta di grande archivio della cultura popular contemporanea, con un occhio all’America, ma a partire da quella periferia che è l’Italia, luogo di una “grande bellezza” in declino, che il filosofo del pop, con i suoi saggi, le sue interviste, le sue lezioni-concerto, si sforza di mettere al riparo e salvare dall’oblio, si tratti della grande canzone  d’autore o del divismo femminile, delle controculture giovanili o del pianeta moda, del grande cinema dei maestri o di una insuperabile televisione ancora in bianco e nero, dei lontani anni ’60 o della grande letteratura per ragazzi. E non a caso, a cementare il suo amore incondizionato per tale cultura popular, l’artista e docente bergamasco si cimenta in una serie grafica, le Pop Ideas,integrate ai saggi e raggiungibili nella versione integrale, insieme ai live delle sue lezioni-concerto, grazie a dei QR code in quarta di copertina, che sono una vera e propria celebrazione delle icone della popular culture, specie degli anni ’60 e non solo.

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