Un ricordo di Little Tony

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E’ morto ieri, lunedì 27 maggio, a Roma, Little Tony (all’anagrafe Antonio Ciacci, Tivoli, 1941). E’ stato tra i primi cantanti in Italia, e lo scrivo con convinzione, fuori di retorica, ad intuire la carica innovatrice del rock’n’roll, e, soprattutto, a crederci sino in fondo, portando avanti negli anni un itinerario musicale estremamente coerente e personale, per quanto ispirato ai miti d’oltreoceano. Almeno sino ai primi anni ’70, ha contribuito a dare una scossa, apparentemente leggera, alla musica italiana, favorendo non poco un suo svecchiamento, forte di un successo popolare che coinvolgeva giovani e meno giovani, grazie anche alla simpatia e spontaneità nel proporsi al pubblico.

 

D’altronde, quando nel ’61 si esibì al Festival di Sanremo insieme ad un altro innovatore, Adriano Celentano, cantando 24mila baci, Little Tony poteva già vantare quattro anni di permanenza in Inghilterra, dove si era esibito in vari spettacoli, anche televisivi, insieme ai suoi due fratelli (era la sua una famiglia di musicisti, vedi il papà cantante e fisarmonicista), convinto al riguardo da un impresario inglese, Jack Good, che lo notò durante uno spettacolo in un locale milanese, e aveva già inciso un buon numero di 45 giri, spesso reinterpretando classici del rock. Da non dimenticare il parallelo fra il mondo della canzone e quello cinematografico che trovò espressione nella stagione dei tanto vituperati musicarelli, e Little Tony, così come molti cantanti del suo stesso periodo, fu al riguardo fra i protagonisti (tra i titoli più noti, il dittico Riderà-Cuore matto, ’67, Bruno CorbucciCuore matto … matto da legare, Mario Amendola, ’67), assecondandone, con una certa autoironia, lo schema standard da commedia nostrana, tra il comico e il sentimentale (fraintendimenti, differenze di ceto sociale, difficoltà esistenziali, conflitto coi “matusa”), al cui interno veniva inserito, non sempre coerentemente, l’elemento musicale, come fosse una sorta di parentesi canora.

 

Certo, dal 1962 (l’anno del suo primo successo discografico, Il ragazzo con il ciuffo) al 1981 (quando incise Profumo di mare, sigla del telefilm Love Boat), ricordando, fra i tanti, titoli come Riderà (Cantagiro del ’66), la successiva Cuore matto o La spada nel cuore (eseguita insieme a Patty Pravo al Festival di Sanremo del ’70), per arrivare sino ad oggi, acqua sotto i ponti ne passerà tanta, ma Tony rimarrà sempre fedele ai suoi canoni musicali e preferirà continuare a proporre se stesso, sapendo di poter contare sempre sull’affetto del suo pubblico, piuttosto che tentare di reinventarsi e percorrere nuove strade, a costo di lambire l’insidioso effetto revival nel corso delle varie apparizioni, televisive e non. La bravura di un artista, almeno a parer mio, sta anche in questo, saper farsi forte delle proprie indubbie capacità ed esserne buon gestore, sino a conquistare l’ultimo applauso.

 

Già pubblicato, in data 28/05/2013 sul blog Sunset Boulevard http://suonalancorasam.wordpress.com/

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