Roccella Jonica (RC), rassegna di fotografia contemporanea “Vidi Mundi”: intervista a Luca Daniele

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Lo scorso 24 marzo, con l’esposizione delle foto di Serena Vittorini e Fabio Moscatelli, ha preso il via all’ex Convento dei Minimi di Roccella Jonica (RC) la rassegna di Fotografia Contemporanea Vidi Mundi, a cura di Luca Daniele e con la collaborazione del comune della cittadina. Il 14 e 15 aprile  è stata la volta di Luisa Terminiello e Benedetta Polignone, mentre nei giorni  21-22 aprile vi sarà l’appuntamento conclusivo, con Andrea Marcantonio e Fabio Itri. Nel corso dell’esposizione del 14 aprile, abbiamo avuto modo d’incontrare ed intervistare Luca Daniele, che ringraziamo per la cortese disponibilità.

Luca, come nasce l’idea di Vidi Mundi e quale ritieni possa essere la sua influenza culturale sul territorio.

“Nasce in primo luogo dando adito ad una passione personale per la fotografia, poi come risposta ad una sfida, mettere alla prova l’esistenza della solidarietà e della voglia di prendere parte ad un evento. Roccella, che cito in quanto paese in cui vivo, ma il discorso può estendersi anche ad altre cittadine, ha una vocazione direi naturale alla cultura, quindi avevo intenzione di sfatare alcuni luoghi comuni, dal classico la cultura non paga, alla carenza partecipativa. Riguardo il primo assunto, forse sarà veritiero, almeno in parte, se ci si limita al solo fattore economico e non si considerano invece le spesso felici ripercussioni che determinati eventi possono avere sul territorio, mentre relativamente al secondo, abbiamo constatato come molti privati abbiano contribuito alla messa in opera con le loro donazioni. Sono ottimista per  natura, per cui mi piace pensare che ove vi sia un unanime sforzo partecipativo si possano cambiare le cose: noi del Sud abbiamo poi una storia particolare, una volta posto fine all’assistenzialismo, che per anni ha contribuito a castrare l’iniziativa privata, siamo riusciti a tirare fuori la nostra capacità di rimboccarci le maniche, favorendo la nascita di realtà molto belle, con la volontà di raccontare il nostro territorio” .

Possiamo dire che la Calabria ha saputo rendere appetibili, finalmente, le proprie potenzialità, con la volontà di condividerle, superando il “complesso da riserva indiana”, passami la forse poco felice battuta …

“Sì, concordo, finalmente non ci vergogniamo più di esporci e abbiamo lottato per scrollarci di dosso vari cliché. Ora dobbiamo continuare a combattere, così da contribuire a delineare la nostra reale immagine, aprendoci al confronto. E’ quanto, nel nostro piccolo, abbiamo messo in atto con Vidi Mundi,  sicuramente un passo in più, che sarà completato da quanti verranno dopo, penso ai tanti ragazzi che hanno partecipato ai nostri workshop, riprendendo in mano la cultura del bello”.

(Foto di Benedetta Polignone)

Nel film Lo stato delle cose, diretto da Wim Wenders nel 1982, uno dei protagonisti affermava “La vita è a colori ma la realtà è in bianco e nero”. Secondo te quanto questa definizione può apparire consona alla fotografia contemporanea? Oggi, anche in seguito all’avvento del digitale, per quanto l’affermazione possa apparire banale, la fotografia, fra le altre cose, è alla portata di tutti. Cosa permette di distinguere un semplice scatto da una foto propriamente artistica?

“Personalmente ho fatto una lunga gavetta nell’analogico, sviluppando per anni fotografie in bianco e nero, avendo come maestro Franco Macri. Da un punto di vista diciamo filosofico, credo che la realtà in bianco e nero non esista, l’ astrazione dal colore ritengo vada bene per la fotografia. Apprezzo particolarmente la rivoluzione del digitale, ha comportato, ed è tuttora in atto,  uno sconvolgimento epocale, accelerando i tempi nell’avviare un processo di rinnovamento del quale forse non sono ancora ben chiare le direzioni che verranno prese, considerando il bombardamento di immagini cui siamo sottoposti quotidianamente. Vidi Mundi  consente di avviare un’indagine su tali nuove prospettive di realizzazione e fruizione, senza dimenticare le considerazioni etiche,  la nuova dimensione dell’Io circoscritta al virtuale. Certo, aumenta la competizione, ma questo a mio avviso non potrà fare altro che bene: alla fine, probabilmente, vi saranno due vie, quella più commerciale, immediatamente fruibile, ed una maggiormente volta alla ricerca, avanguardista, volta necessariamente a comunicarci qualcosa, e questo sarà l’elemento che consentirà ai più bravi di emergere”.

Alcune foto di Luisa Terminiello

In attesa del terzo appuntamento di Vidi Mundi, il 21 e il 22 aprile, considerando il buon successo riscontrato, puoi sbilanciarti e dirci se vi sarà una seconda edizione, magari coinvolgendo ulteriori realtà territoriali o, perché no, paesi limitrofi ?

“Sarebbe certamente bello … Ripeto quanto detto prima: Vidi Mundi è nata come una sfida, un tentativo per dimostrare che vi è gente che vuole e sa fare, addirittura senza una denominazione, una rassegna di fotografia e basta, quasi un open source nell’accogliere un flusso di energie che non ho inteso minimamente interrompere, assecondando anzi tutto ciò di buono e di bello che mano a mano si andava delineando, in virtù di un insieme condiviso di forze.  Certo, mi piacerebbe che si continuasse, in particolare per l’idea in sé.  I costi di realizzazione sono stati alti, anzi ringrazio quanti vi hanno preso parte in amicizia o richiedendo un gettone di presenza, un rimborso spese… Ci stiamo pensando, magari una formula diversa, coinvolgendo appunto altre realtà territoriali e paesi limitrofi, in fondo la fotografia è uno strumento diffuso, indipendentemente dal fatto lo si faccia per mestiere o meno, è qualcosa che piace, attira, quindi una seconda edizione, sempre nella formula dell’incontro, dell’invito a confrontarci, avrebbe un suo più che valido senso”.

 

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