Tra emigrazione e passioni, la forza e il coraggio di Emilia nel romanzo “Non chiamarmi papà” della catanzarese Angela Sofia Lancella

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Fresco di stampa, “Non chiamarmi papà”, romanzo d’esordio di Angela Sofia Lancella (edito da Laruffa). Una strenna natalizia per un tuffo coinvolgente ed emozionante nella Calabria dei primi decenni del Novecento. Emilia, figlia illegittima di un nobile latifondista, combatte fin da piccola per sopravvivere all’abbandono della madre e all’indifferenza del padre, il cui amore ella ricerca ostinatamente per tutta la vita. «Ho iniziato a scrivere questa storia per non scordarla, per conservarla prima di ogni cosa, senza sapere cosa ne avrei fatto. L’idea di un romanzo è maturata lentamente. Un periodo buio mi aveva allontanato dalla scrittura, ma quando ho ricominciato, ho riscoperto una passione maggiore che mi spingeva a scrivere appena sveglia. Mi sembrava di essere in quel tempo, accovacciata in un angolo, come spettatrice pativo e gioivo per le vicissitudini dei protagonisti» spiega Angela Sofia Lancella, nata in Calabria, cresciuta in Piemonte, ritornata nella sua terra nel 2005, attualmente residente a Catanzaro.«È una storia amara in cui al vero si alterna la fantasia – aggiunge ancora l’autrice –. È una delle tante storie che costellano la Calabria del Novecento, afflitta fin dall’unità della penisola dall’arretratezza economica che, ancora oggi, costringe i suoi figli a scappare. In quegli anni, dalle assenze di padri, mariti, che vanno alla ricerca di una dignità negata nella loro terra matrigna, emerge il temperamento coraggioso delle donne, che affrontano l’esistenza a testa alta anche se sommerse dalle avversità. Come Emilia che sfida e supera, ancora piccola, una solitudine devastante, aspettando una madre che non ritornerà. Rosaria che, con abnegazione, si condanna a una vita solitaria fingendo di aspettare un marito che sa bene non ricomparirà, senza riuscire a lenire il senso di colpa per la malasorte della figlia cagionata proprio da quell’assenza. Come Maria che aspetterà invano il ritorno del padre e sposerà l’uomo che le promette di restare. Tante le tristi vicende intrecciate a questo stato di cose generale, un malessere diffuso che spesso generava scellerati ricoveri al manicomio, terribile luogo non di cura ma di internamento per le più svariate motivazioni». La narrazione elegante di Angela Sofia Lancella porta alla luce, con tocco sensibile e attento, storie di miseria materiale e spirituale, sentimenti estremi e vicende personali dolorose, mescolando sapientemente realismo, riferimenti storici e immaginazione.«Spero di suscitare emozioni in quanti leggeranno “Non chiamarmi papà”, spero che si appassionino alle vicissitudini di Emilia, che possano essere trasportati in quel tempo in cui si viveva faticosamente e che qualcosa di ciò che ho scritto li coinvolga rimanendo nei loro pensieri» conclude l’autrice. (Comunicato stampa di Maria Teresa D’Agostino)

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